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Il lavoro all'origine della modernità |
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Il lavoro sta all’origine della modernità. Nella misura in cui il lavoro, per come è concepito nella modernità, diviene l’impianto radicale da cui costruire tutto il resto: la visione urbanistica delle città; i flussi migratori, le dinamiche sociali e culturali che in esse avvengono; le possibilità relazionali delle persone che vivono tali dinamiche; la formazione e l’educazione di ogni individuo che in ultima istanza vuole ritagliarsi un ruolo all’interno di questa rete strutturata. Una concezione della parola lavoro che include altre parole-concetto essenziali: possiamo proporne tre. Fatica; luogo; identità. Il lavoro è fatica fisica, e se non si realizza con l’impegno del corpo, si traduce in ingegno mentale. Il lavoro pertanto diviene logorio, scandito dal sudore e dalla stanchezza alla fine della giornata. Un immaginario massimamente concreto, funzionale proprio a questo tipo di demarcazione. Il lavoro è un luogo, uno spazio architettonico riconosciuto e collocato in una specifica area geografica, dove a inizio secolo convivono vecchi capannoni con nuove costruzioni, poiché è identico il punto d’arrivo: il lavoro diviene un luogo domestico in cui il lavoratore si orienta nell’arco della sua giornata lavorativa; una sorta di esoscheletro in cui l’individuo vive e con cui si affaccia al resto della sua esistenza. Il lavoro infine costituisce identità. Poiché, facendo sintesi di quanto fin qui scritto, è il tramite attraverso cui ogni individuo riesce a edificare quindi a comunicare una definizione di sé. Fatica, luogo e identità, sono tre parole-concetti che restituiscono al lavoro una dimensione materiale, quasi come se il lavoro stesso prendesse le fattezze di un corpo. Un corpo che si può toccare e si può odorare. Un corpo pienamente restituito dalle fotografie presenti in questo paragrafo. Sono ritratti di stabilimenti industriali, restando in metafora di corpi, in grado di accogliere decine, poi centinaia, infine migliaia di uomini e donne che in comune hanno proprio il lavoro; che condividono una fatica, un luogo, un’identità. E partendo da questo mettono in atto tra loro delle relazioni non sono professionali. Concedendoci un’interpretazione un poco sopra le righe, possiamo dire che gli stabilimenti industriali mentre assemblano merce da immagazzinare e vendere, producono anche un'identità nelle persone: in fabbrica nascono amicizie, ci s’innamora, e ancora, parole che per qualcuno oggi hanno il sapore della ruggine, si edifica una coscienza di classe e un'appartenenza politica. La fabbrica produce così nei suoi lavoratori una percezione di sé e del mondo che abitano. |